Certificazione prodotti “bio”: cos’è e come si ottiene

certificazione produzione biologica

L’agricoltura biologica rappresenta un settore in grande sviluppo in Italia, nell’Unione Europea e nel mondo in generale. Questa etichetta tra l’altro copre l’uso di sostanze naturali a discapito di quelle chimiche di sintesi, e prevede che l’agricoltura venga effettuata con specifiche tecniche di coltivazione atte ad evitare lo sfruttamento selvaggio di risorse naturali come terreno, acqua e aria. Affinché un’azienda agricola possa considerarsi in regola e, quindi, poter vendere i propri prodotti come Bio, deve operare nel rispetto delle norme che ne regolano la produzione e utilizzare mezzi tecnici sempre consentiti, inclusi fitosanitari e fertilizzanti. In riferimento a quanto sin qui premesso, vediamo cosa si intende per certificazione Bio e soprattutto come ottenerla.

 

Cos’è il prodotto Bio?

 

Un prodotto per essere considerato biologico deve innanzitutto soddisfare i migliori standard qualitativi in un determinato contesto agricolo che a sua volta è sostenibile, rispettoso di animali e suoli, e impiegare esclusivamente risorse naturali. I prodotti se in regola, vengono poi certificati con la dicitura Bio di proprietà dell’Unione Europea e corredate anche di un identificativo che ne indica anche la provenienza.

 

I requisiti principali 

 

Un prodotto per essere definito biologico deve avere dei requisiti ben precisi, per cui le aziende agricole devono necessariamente adottare metodi produttivi in grado di garantire sostenibilità, di tutelare l’ambiente, il territorio interessato e sfruttare soltanto le risorse naturali. Da ciò si evince che per ottenere la certificazione Bio, gli OGM nonché sostanze chimiche devono essere bandite ad ampio raggio quindi non presenti in pesticidi, materiali per la concimazione e negli additivi curativi delle piante coltivate. Un altro punto focale su cui un’azienda agricola deve soffermarsi se intende ottenere la Certificazione Bio riguarda anche il suolo. Qualsiasi terreno infatti deve preservare gli humus in esso presenti, e per fare ciò gli addetti alla lavorazione devono attuare la cosiddetta rotazione delle colture in modo da evitare che i vari tipi di parassiti possano renderlo eroso e non più compatto. Inoltre va altresì aggiunto che anche i semi necessari per la produzione Bio devono essere comunque della stessa origine e quindi dotati di una certificazione, e lo stesso discorso vale per tutti gli altri prodotti come ad esempio quelli specifici per favorire la crescita di piante, i defoglianti e gli erbicidi. A margine è tuttavia importante sottolineare che soltanto in casi estremi ossia in presenza di danni seri causati alle colture da parte di parassiti o a seguito di malattie gravi, c’è la possibilità di utilizzare dei fitosanitari opportunamente dotati di autorizzazione rilasciata da un’apposita commissione di vigilanza del settore agricolo biologico.

 

I passaggi necessari per ottenere la certificazione Bio

 

Le aziende agricole che intendono mettersi in regola con le normative che regolano la produzione Bio, devono attenersi a soddisfare in sequenza una serie di requisiti ben distinti. Nello specifico si tratta di una procedura che richiede diverso tempo, e talvolta anche periodi compresi tra i due e i cinque anni. Premesso ciò, il primo step consiste nel fatto che l’azienda agricola deve inviare ad uno dei tanti organi dislocati sul territorio nazionale una serie di certificazioni attestanti l’attività che svolge. Il secondo step prevede invece l’invio di una notifica all’autorità regione di competenza, in modo che quest’ultima possa dar inizio al percorso effettivo necessario per ottenere la Certificazione Bio. Una volta espletata anche questa pratica, all’azienda agricola non resta che rispettare le normative vigenti e attendere che la richiesta nota come conversione vada a buon fine, anche se va sottolineato che in genere possono trascorrere anche due o tre anni per ottenerla.