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Caucciù: le origini e gli utilizzi

    caucciu come si usa

    Conosciuta anche come l’oro bianco, il caucciù è una gomma naturale al 100%. Deriva dalla lavorazione de lattice proveniente da un tipo di albero tipico dell’Amazzonica. In biologia viene conosciuto come l’hevea brasiliensis. La sua caratteristica principale è la grande elasticità, quindi capacità di deformarsi se sottoposto ad una forza esterna e ritornare può nuovamente alla sua forma originale.

    Ai giorni d’oggi questa gomma naturale è stata sostituita sempre di più da gomme sintetiche che permettono realizzazione di prodotti simili ma con un costo molto inferiore rispetto a quello originale. Per molti anni la produzione di caucciù è stata l’unica prerogativa di tutto il bacino delle Amazzoni, dando molta ricchezza a quella zona. Anche se in Europa questo materiale era conosciuto a metà ‘800 solamente nel secolo successivo vengono avviate piantagione anche nel sud-est asiatico, che facilito molto il trasporto e inizio la sua elaborazione anche in Europa.

    Il suo impiego fu diffuso molto dopo l’invenzione della vulcanizzazione, un’invenzione di Charles Goodyear risalente al 1844. Infatti senza questo particolare processo l’impiego di questo materiale è difficile per svariati motivi. Il caucciù nel suo stato naturale è molto appiccicoso una volta esposto al sole, si scoglie facilmente. Il secondo motivo è la sua fragilità se sottoposto a basse temperature. E per finire coagula e prende una colorazione marrone se viene tenuto per un po’ di tempo. Fino a pochissimo tempo fa, e parliamo di decenni, il caucciù rappresentava l’unico materiale gommoso ed elastico n tutto il mercato in ogni parte del mondo.

     

    L’albero di caucciù

    Come abbiamo detto in biologia viene conosciuto come hevea brasilensis e appartiene alla famiglia delle Euforbiacee. Questo albero è molto diffuso nel Brasile settentrionale, nella regione dell’Amazzonia. L’albero può raggiungere un’altezza di 10 metri e ha dei fiori apetali e foglie lunghe 5-6 centimetri. La sua caratteristica principale e quello della presenza di un latice particolare nei vasi lactiferi della corteccia ma anche nella zona liberiana.

    Con una piccola incisione alla corteccia dell’albero è possibile prendere il latice dal quale si ricava la para. Questo elemento è la base della produzione della gomma naturale. Nelle piantagioni vengono coltivati 250 alberi per ettaro, in questo modo si può ottenere una resa annua di 450 kg di latice.

     

    La lavorazione del caucciù liquido

    Una volta raccolto il caucciù liquido, viene fatto passare in una fase di filtraggio e viene diluito con acqua. Poi viene miscelato con altre sostanze che garantiscono il miglioramento della resistenza meccanica e all’abrasione. Una delle sostanze che viene utilizzata è il nerofumo, ed è questo il motivo principale per la quale i vari prodotti di gomma sono neri. Per evitare questo colore si aggiungono additivi bianchi some la silice precipitata oppure l’argilla.

    L’impiego di questi elementi chimici modificano anche la struttura e la rendono molto durevole ed elastico. Ricordiamo che si parte da un materiale molto sensibile ai cambiamenti della temperatura.

     

    Il processo di Vulcanizzazione

    Per dare maggiore stabilità alla gomma naturale, rendendola di conseguenza più durevole è necessario effettuare il processo conosciuto come vulcanizzazione allo zolfo. Questo processo ha un costo abbastanza alto e per questo motivo ultimamente i prodotti di consumo hanno scelto di optare per la soluzione sintetica. Infatti oggi giorno viene utilizzato sempre di più la gomma sintetica, visto i bassi costi, ma altissimi costi ambientali.

    Infatti le come sintetiche sono realizzate a base di petrolio e ovviamente sono abbastanza nemiche dell’ambiente nel quale viviamo. Il caucciù d’altro canto è un materiale naturale e a fine del suo ciclo è completamente biodegradabile.

     

    Caucciù biodegradabile

    Visto che il latice e di per sé biodegradabile ed è molto sicuro per l’ambiente. Il problema sono le sostanze con le quali viene trattato, che alla lunga la rendono molto difficile da riciclare. Infatti vengono utilizzati elementi come il disolfuro di tetrametile tiuramano nonché ossido di zinco, che funge da conservante contro la decomposizione batterica.

    Vari esperti, come gli operatori degli impianti di trattamento delle acque, dicono che il lattice e uno dei materiali problematici che non sono interessati al sistema di trattamento biologico. Per questo motivo quasi tutti i prodotti che se ne ricavano diventano molto difficili da riciclare. Ad oggi non è stata scoperta nessuna tecnica in grado di permettere il riutilizzo di questi prodotti senza perdere le qualità.