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Tu da che parte stai? Pensieri spiccioli sulla libertà di scelta

Esiste un immenso mondo dentro di noi. Emozionale, percettivo, mentale, logico, essenziale.
Un panorama non palpabile fisicamente ma non per questo meno reale. E’ parte integrante della nostra vita come lo sono gli oggetti che utilizziamo e le percezioni sensoriali attraverso cui sperimentiamo la vita “solida”. Attraverso di esso analizziamo, elaboriamo, traduciamo le informazioni, organizziamo idee, schemi; determina il nostro pensiero e le nostre azioni. Determina chi esprimiamo (o crediamo) di essere. Ma NON E’ chi siamo.

Conoscere questa differenza è essenziale tanto quanto è indispensabile conoscere e comprendere questo panorama interiore. Questa >conoscenza< può determinare un fondamento: Determinare o essere determinati nella propria espressione.

In pratica la possibilità di scegliere liberamente o essere trasportati da inconsci movimenti è strettamente collegata a quanto si è consapevoli del proprio movimento interiore e alla consapevolezza che “IO” e i miei strumenti di percezione/elaborazione non siamo la stessa cosa . Sono “io” a decidere o sono convinzioni, credenze, compulsioni, emozioni, logiche?

Se le distinzioni non sono chiare il rischio è di identificarsi con quest’ultime. E’ come essere convinti di essere una unica essenza con il proprio computer. Anzichè essere uno strumento attraverso il quale effettuare delle azioni si correrebbe il rischio di essere condizionati da esso. Si perderebbe parte del proprio agire a favore di un comportamento 1/0. O è SI o è No o addiritttura ci si troverebbe a compiere azioni suggerite da un programma del pc anzichè essere noi a generarle.

Ma la vita, lo sappiamo bene, è un’immensa sfumatura di varie gradazioni di miliardi di colori. Percorrerla con una logica informatica sarebbe fuori luogo, ci distaccherebbe da una prerogativa fondamentale: l’umanità e i suoi diritti umani e civili.

Eppure, senza nemmeno accorgercene spesso cadiamo proprio in queste infelici confusioni. Si può vedere bene in alcuni ambiti del quotidiano: ci si arrabbia spesso senza un vero motivo e poi magari si tiene il muso lungo anche dopo giorni senza nemmeno esser più certi delle ragioni. Si vede nei casi di pregiudizio razziale, sessista, specista. Nei movimenti di massa dovuti ad identificazione ed omologazione: si assume una causa, magari anche giusta, con rigidità eccessiva, quasi maniacale. Nel rifiutare confronti con persone che hanno ideali diversi. Nel compiere determinate azioni per poi pentircene: “non era quello che realmente volevo fare”.

L’elenco potrebbe proseguire a lungo anche con indirizzi e ambiti molto distanti da quelli citati.
Sicuramente ognuno di noi può portare testimonianze a riguardo.

Potremmo dire che la maggior parte delle interazioni, delle azioni, delle decisioni agiscono proprio sotto l’influsso di questi movimenti interni. Più nel dettaglio potremmo dire che esiste un condizionamento di una parte inconscia della nostra mente (rif. “La mente reattiva” S. Brunelli – edizioni Podresca) che genera, appunto, “reattività”: ad uno stimolo risponde secondo uno schema predeterminato, nascosto alla coscienza, predominante. Il mio panorama interiore risponde alla vita mentre “io”, confuso in esso, non determino le scelte che mi spettano.
Quindi il panorama interiore è il “male”?
ASSOLUTAMENTE NO!

La nostra mente (in senso allargato) è uno strumento fantastico, dotato di potenzialità immense e in grado di percepire, elaborare, collocare ed infine esprimere la nostra realtà.

Se conosciuta, padroneggiata e guidata è il veicolo attraverso cui possiamo raggiungere le nostre mete, interagire con gli altri, amare liberamente e raggiungere le più alte vette dell’ ”essere umano”.

E’ la sede logistica e operativa della creatività, è il traduttore percettivo del mondo fisico e delle esperienze, permette piena espressione di sè in tutte le forme e in tutti gli ambiti.

Possiamo rappresentarla come un set di strumenti infiniti e raffinati che permettono di creare qualsiasi cosa si voglia.
Se, però, non c’è “qualcuno” a prendere in mano gli strumenti e guidarli, quello che si concretizza è evanescente, inutile, non dona soddisfazione o addirittura non produce nulla!

Quanto è utile un sofisticato bisturi laser se non c’è un medico che sceglie di applicare la sua maestria attraverso di esso? Allo stesso modo se lasciamo gli affascinanti strumenti che abbiamo a disposizione in balia di se stessi e delle loro credenze cosa realizziamo?

Se lo strumento che mi serve per amare viene guidato dalla paura di essere tradito, verrà espresso e utilizzato al meglio? Se, invece, sono “io” a scegliere di usarlo, quanto potenziale in più ci sarà? Amerò più liberamente attraverso la paura o attraverso la scelta di amare liberamente? Quale delle due ipotesi genererà gelosia, chiusura, attaccamento compulsivo? Quale delle due invece genera apertura, accoglienza, accettazione e, non di meno, la consapevolezza di poter sbagliare e la forza di accettarlo? Da che parte stai?